Dal Vangelo secondo Garbo.
Vi era nella notte dei tempi, alle soglie dell’anno 0, quando ancora gli uomini usavano il Lago di Tiberiade per pescare e non per nuotare, un sant’uomo che vagava ramingo per i boschi adiacenti le spiagge del pescoso specchio d'acqua.
Ogni mattina (mai prima delle tre del pomeriggio, comunque), al sorgere del sole il baldo (dall’inglese bald, calvo) giovine si recava sulle sponde del lago per reclutare nuovi adepti e giovani fanciulle da iniziare alla propria passione, lo spostamento del corpo umano in acqua secondo tecniche allora sconosciute.
Fu in una di queste giornate che Aleksandro di Tessalonica, cugino primo di Giovanni e Giacomo, entrambi figli di Zebedeo, ebbe il primo incontro con Zazzà da Grugliasco, emigrato durante la Seconda Guerra Punica (avvenuta ben duecento anni prima, da cui l’aspetto ancor giovanile del fanciullo) perché risultato positivo al doping.
Il giovane stava fumando una sigaretta con i piedi a bagno, quando il Maestro lo apostrofò con parole argute:
- Cosa ne diresti di metterla mandare affanculo a Carlo Rossi e fondare noi una squadra master qui, sul lago di Tiberiade?
- Chi sei tu – lo interpellò il calvo fumatore – per pronunciare 'sì insolenti minacce al “membro” anziano della Riverborgaro?
- Sono Aleksandro da Tessalonica, cugino di Giovanni e Giacomo Zebedei! Colui che, come fece Edipo, strapperà lo scettro del potere a Luca Zara!
- Allora puoi restare, ma invece di dire cazzate siediti qui che Doriana mi ha preparato un baracchino spettacolo e parliamo della tua proposta…
L’alto uomo si sedette accanto al nuovo amico ed iniziarono a progettare il loro avvenire insieme.
Di lì a poco giunse con fare sospetto alle loro spalle un individuo grasso e pistino, già dottore commercialista presso il tempio di Gerusalemme, da poco costretto a vivere sotto pseudonimo a causa dello scandalo sulla maxitangente dei pani e dei pesci, Sapia da San Maurizio.
Udendo le loro parole e conoscendo per altre vicissitudini Zazzà da Grugliasco, il contabile decise di intromettersi nella conversazione dei due, e per rompere il ghiaccio con lo sconosciuto sbottò:
- Ave Aleksando, vieni a cena a casa mia che Silvana ha comprato il succo alla pesca!
- Volentieri – rispose lui – ma tu in cambio dovrai fare il contabile della neonata società sportiva!
Il trio così formato s’incamminò al tramonto verso l’abitazione del dottore commercialista, passando tra le strette stradine della cittadina che si stavano rabbuiando.
Come ogni sera Aleksandro si fermava davanti agl’ingressi delle case di piacere, poiché gli ricordavano il Brazilian, un austero locale davanti alla propria abitazione lontana migliaia di chilometri.
Giunti davanti a quella che sembrava la porta d’ingresso di una delle case di piacere i tre rimasero contraddetti dalla scritta che troneggiava sull’insegna: “il paradiso della portiera rottamata”.
Dentro il locale, oltre ad un numero imprecisato di bellissime ragazze dal sapore orientale e dall’atteggiamento voluttuoso, avvolto in un accappatoio di Missoni, spiccava il gestore dell’attività: Carlo Angeli da Santo Stefano Belbo (come carta di identità un a3…).
Aleksandro, uomo dall’acume commerciale non comune, guardò dritto in faccia l’uomo e gli disse:
- Ammazzate, oh! Se queste sono rottamate, figuriamoci cosa ci proponi quando sono nuove! Tu devi assolutamente aggiungerti alla nostra compagine….
- In realtà non sono un bordellaio – rimandò l’uomo – mi occupo di ricambi per carrozze e queste sono le mie fattorine, ma se proprio insisti, visto che sono vicino alla pensione, vi seguirò.
Bloccate le fattorine i quattro si spostarono nella vicina taverna dove iniziarono a redigere l’atto notarile, quando Zazzà da Grugliasco gelò l’animo di tutti evidenziando la loro fatale dimenticanza:
- Fermi tutti! Non possiamo aprire una società sportiva senza il rompicoglioni di turno!
- Hai ragione - intonarono all’unisono gli astanti.
Il panico colse il gruppetto quando Sapia da San Maurizio notò un avventore della taverna, conosciuto al liceo scientifico, che stava sindacando con il proprietario del locale a causa dell’errata pronuncia del proprio cognome. “Non può essere lui, dovrebbe avere la mia età e dimostra 55anni” pensò il pistino ciccione tra sé e sé… ma iniziò a sorridere ed in quel momento capì che il loro problema era risolto:
- Ragazzi abbiamo trovato chi fa al caso nostro – disse allontanandosi dal tavolo diretto verso la vecchia conoscenza.
Si accosto all’orecchio del vecchio (almeno esteriormente) e sorreggendolo per lo stato di ebbrezza lo invitò a bere qualcosa al loro tavolo.
- Lasciate che vi presenti Edoardo Geninatti Chiolero da Pessinetto…. Bevi qualcosa con noi…
- E chi so’ ‘sti vecchi? ‘Mazza che brutti!!! Guarda quello sembra che abbia 10 anni più di me! – disse il nuovo venuto, indicando Zazzà da Grugliasco…
Gli altri avevano capito che si trattava di ciò di cui avevano bisogno.
- fine primo episodio -
Vi era nella notte dei tempi, alle soglie dell’anno 0, quando ancora gli uomini usavano il Lago di Tiberiade per pescare e non per nuotare, un sant’uomo che vagava ramingo per i boschi adiacenti le spiagge del pescoso specchio d'acqua.
Ogni mattina (mai prima delle tre del pomeriggio, comunque), al sorgere del sole il baldo (dall’inglese bald, calvo) giovine si recava sulle sponde del lago per reclutare nuovi adepti e giovani fanciulle da iniziare alla propria passione, lo spostamento del corpo umano in acqua secondo tecniche allora sconosciute.
Fu in una di queste giornate che Aleksandro di Tessalonica, cugino primo di Giovanni e Giacomo, entrambi figli di Zebedeo, ebbe il primo incontro con Zazzà da Grugliasco, emigrato durante la Seconda Guerra Punica (avvenuta ben duecento anni prima, da cui l’aspetto ancor giovanile del fanciullo) perché risultato positivo al doping.
Il giovane stava fumando una sigaretta con i piedi a bagno, quando il Maestro lo apostrofò con parole argute:
- Cosa ne diresti di metterla mandare affanculo a Carlo Rossi e fondare noi una squadra master qui, sul lago di Tiberiade?
- Chi sei tu – lo interpellò il calvo fumatore – per pronunciare 'sì insolenti minacce al “membro” anziano della Riverborgaro?
- Sono Aleksandro da Tessalonica, cugino di Giovanni e Giacomo Zebedei! Colui che, come fece Edipo, strapperà lo scettro del potere a Luca Zara!
- Allora puoi restare, ma invece di dire cazzate siediti qui che Doriana mi ha preparato un baracchino spettacolo e parliamo della tua proposta…
L’alto uomo si sedette accanto al nuovo amico ed iniziarono a progettare il loro avvenire insieme.
Di lì a poco giunse con fare sospetto alle loro spalle un individuo grasso e pistino, già dottore commercialista presso il tempio di Gerusalemme, da poco costretto a vivere sotto pseudonimo a causa dello scandalo sulla maxitangente dei pani e dei pesci, Sapia da San Maurizio.
Udendo le loro parole e conoscendo per altre vicissitudini Zazzà da Grugliasco, il contabile decise di intromettersi nella conversazione dei due, e per rompere il ghiaccio con lo sconosciuto sbottò:
- Ave Aleksando, vieni a cena a casa mia che Silvana ha comprato il succo alla pesca!
- Volentieri – rispose lui – ma tu in cambio dovrai fare il contabile della neonata società sportiva!
Il trio così formato s’incamminò al tramonto verso l’abitazione del dottore commercialista, passando tra le strette stradine della cittadina che si stavano rabbuiando.
Come ogni sera Aleksandro si fermava davanti agl’ingressi delle case di piacere, poiché gli ricordavano il Brazilian, un austero locale davanti alla propria abitazione lontana migliaia di chilometri.
Giunti davanti a quella che sembrava la porta d’ingresso di una delle case di piacere i tre rimasero contraddetti dalla scritta che troneggiava sull’insegna: “il paradiso della portiera rottamata”.
Dentro il locale, oltre ad un numero imprecisato di bellissime ragazze dal sapore orientale e dall’atteggiamento voluttuoso, avvolto in un accappatoio di Missoni, spiccava il gestore dell’attività: Carlo Angeli da Santo Stefano Belbo (come carta di identità un a3…).
Aleksandro, uomo dall’acume commerciale non comune, guardò dritto in faccia l’uomo e gli disse:
- Ammazzate, oh! Se queste sono rottamate, figuriamoci cosa ci proponi quando sono nuove! Tu devi assolutamente aggiungerti alla nostra compagine….
- In realtà non sono un bordellaio – rimandò l’uomo – mi occupo di ricambi per carrozze e queste sono le mie fattorine, ma se proprio insisti, visto che sono vicino alla pensione, vi seguirò.
Bloccate le fattorine i quattro si spostarono nella vicina taverna dove iniziarono a redigere l’atto notarile, quando Zazzà da Grugliasco gelò l’animo di tutti evidenziando la loro fatale dimenticanza:
- Fermi tutti! Non possiamo aprire una società sportiva senza il rompicoglioni di turno!
- Hai ragione - intonarono all’unisono gli astanti.
Il panico colse il gruppetto quando Sapia da San Maurizio notò un avventore della taverna, conosciuto al liceo scientifico, che stava sindacando con il proprietario del locale a causa dell’errata pronuncia del proprio cognome. “Non può essere lui, dovrebbe avere la mia età e dimostra 55anni” pensò il pistino ciccione tra sé e sé… ma iniziò a sorridere ed in quel momento capì che il loro problema era risolto:
- Ragazzi abbiamo trovato chi fa al caso nostro – disse allontanandosi dal tavolo diretto verso la vecchia conoscenza.
Si accosto all’orecchio del vecchio (almeno esteriormente) e sorreggendolo per lo stato di ebbrezza lo invitò a bere qualcosa al loro tavolo.
- Lasciate che vi presenti Edoardo Geninatti Chiolero da Pessinetto…. Bevi qualcosa con noi…
- E chi so’ ‘sti vecchi? ‘Mazza che brutti!!! Guarda quello sembra che abbia 10 anni più di me! – disse il nuovo venuto, indicando Zazzà da Grugliasco…
Gli altri avevano capito che si trattava di ciò di cui avevano bisogno.
- fine primo episodio -
3 commenti:
Bella ,ben scritta, può diventare un vero romanzo e magari lo stampiamo purè divertente,..confermo quello che dice Silvia ,sei sempre il numero uno....ma hai anche un CAZZO DA FARE durante il giorno.....grande edo
ma, in realtà, siccome già sò che domani non avro tempo di postare ho pensato di portarmi avanti con il lavoro di oggi, che, come dite giustamente, non avaevo un cazzo da fare!
allora:
1) vogliamo saperne di più sulla maxitangente, essendo Sapia da San Maurizio il contabile in carica, non vorremmo ritrovarci nella spiacevole condizione di avere a bilancio mezzo pane e mezzo pesce (nel vangelo secondo Garbin, penso sia questa la morale del salmo 1, versetto 10).
2) pare che il peregrinare del pentapartito appena costituito sia proseguito dal "paradiso della portiera rottamata" ad un altro locale chiamato "l'inferno delle portaerei collaudate", dove i baldi (e qui vale per tutti, dall'inglese, tranne che per il più giovine del gruppo!) santoni trovarono maddalene per i loro denti...
Posta un commento